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Il testo del discorso del Sindaco in occasione del 4 novembre

Distinte autorità religiose, civili e militari, associazionicombattentistiche e d’arma, concittadini, cari ragazzi, quest’anno ricorre il centenario della fine del primo conflitto mondiale. Primadell’entrata in guerra, in Italia, si erano susseguiti mesi ditensioni, intrighi diplomatici, congiure parlamentari emanifestazioni di massa degli interventisti da una parte, tra cui Gabriele D’Annunzio, ed i non interventisti dall’altra, tra i quali Giolitti.

Il 23 maggio il Consiglio dei Ministri approvò l’entrata in guerra dell’Italia, al fianco di Francia, Inghilterra e Russia contro i vecchi alleati della Triplice Alleanza, affidando il comandodelle operazioni al generale Luigi Cadorna.

Alleore 3.55 del 24 maggio 1915, i cannoni aprono il fuoco contro il Forte Verle, uno degli avamposti della lineadifensiva austriaca in Trentino. Fu la prima azione bellica del Regno d’Italia contro l’Impero Austro-Ungarico: iniziò così, per gliitaliani, la Grande Guerra.

Il conflitto causò un enorme numero di vittime, sofferenze inimmaginabili e pesanti sacrifici per la popolazione, ma mostrò anche la forza morale e il coraggio silenzioso di tanti umili protagonisti. La nuova nazione italiana, da poco unita, vinse laprima grande prova della sua storia.

Anche Norcia diede il suo contributo in vite umane; secondo gli elenchi ufficiali, 151 nursini, caddero “sul campo dell’ onore”, o perle ferite riportate, le malattie contratte al fronte, le privazioni della prigionia; un numero molto più alto rispetto ai nomi scolpiti nel monumento alle mie spalle dedicato ai caduti, realizzato nel 1924dall’artista Umberto Diano. Proprio ieri l’Amministrazione comunale di Norcia e la comunità di Nottoria sono stati invitati dal comune di Castions di Strada (UD), alla commemorazione di AugustoPiersanti. Il comune di Castions che ci è stato vicino durante l’ emergenza custodisce le spoglie di questo nostro giovane soldato. Oltre ai morti, è giusto ricordare la sofferenza delle vedove edegli orfani e i disagi delle famiglie che per lungo tempo ebbero i propri uomini al fronte. I campi di battaglia erano lontani, ma gli abitanti di Norcia e del suo territorio subirono, a diversi livelli, le conseguenze del conflitto.

Testimoni diretti di quegli eventi non ci sono più. Non ci sono più bisnonni e nonni che possono raccontare le trincee del Carso, i combattimenti tra i ghiacci della Marmolada o la triste esperienza della prigionia.

Nonci sono più le bisnonne e le nonne che possono raccontare ladifficoltà di procacciarsi il cibo quotidiano per i propri figli, letensioni sociali causate dall’arrivo dei profughi delle terre invase dai nemici, il timore di perdere i propri cari al fronte, l’angosciadovuta all’assenza di notizie, le conseguenze di una guerra che portò la “spagnola”, una pandemia che causò più morti della guerra stessa.

Spettaa noi che siamo i nipoti, pronipoti, figli, recuperare la memoria diquel momento storico che sembra lontanissimo, ma che in verità puòdiventare vicinissimo, come ha dimostrato la mostra “Norciae la Grande Guerra”,organizzata dal Comune di Norcia e dalla Soprintendenza Archivisticadell’Umbria e delle Marche. L’iniziativa si è aperta il 13agosto 2015 nel chiostro della Castellina e si è chiusa simbolicamente lo scorso 2 Novembre con la presentazione della mostravirtuale che ci stiamo apprestando a pubblicare.

Conquesto evento si sono voluti riportare alla memoria i drammaticifatti che avvennero durante la Grande Guerra, tra il 1915 e il 1918,compresi i primi anni del dopoguerra, sia al fronte sia nella società civile. Attraverso i documenti raccolti con un’importantericerca nell’archivio storico comunale di Norcia ed i prestiti dilettere, diari, cartoline, fotografie e oggetti di privati ecollezionisti, si è voluto prima di tutto rendere omaggio aigiovani nursini caduti durante il conflitto, dando valore alla storia non ufficiale, la storia di chi non ha storia, la storia di chi non èscritto sui libri ma che è stato suo malgrado il vero protagonistadegli eventi.

Lamostra, cari ragazzi, ha anche rappresentato un momento diriflessione per ricordarci chi siamo e su quali sofferenze si fondanola nostra libertà e il nostro benessere in giorni in cui le stesseistituzioni democratiche che hanno garantito 70 anni di pace ebenessere, sono oggi messe in discussione minacciandone la stessa sopravvivenza.

Nelpercorso espositivo, si è ricostruito il clima sociale, politico eculturale presente a Norcia negli anni della Prima Guerra Mondiale,un periodo cruciale per la formazione dell’identità nazionale, unfenomeno che è stato narrato con una straordinaria forza letterariada molti scrittori e poeti, ma che trapela con analoga forzaespressiva anche nelle “memorie di famiglia” che i nursini, generosamente, hanno messo a disposizione dell’Amministrazionecomunale per questa occasione.

Nonposso non ricordare quale grande emozione suscitò in tutti ipresenti il 13 agosto 2015 la lettera di Antonio Naticchioni sfuggita alla censura, che il giovane soldato del Genio, classe 1898, scrisseai genitori appena partito per il fronte e letta nel chiostro dellaCastellina dal nipote Armando.

“Cara madre e caro padre – così recitava in uno dei suoi passaggi – ierisera semo arrivati qui in questo brutto paese. È un paese che non sitrova niente, nemmeno il pane; l’acqua dei pozzi nemeno siritrova…. Vedessi per lavare la gavetta che cosa tocca fare….Quantevolte mi ripiango il mio letto, la mia casa. E l’acqua poi non tene dico. Semo arivati ieri sera; oggi ci hanno fatto farel’istruzione: ci fanno peggio dei schiavi; mi sento propriomatto….”.

Il4 novembre 1918, un’ Italia diversa si rialzava in piedi dopo labattaglia di Caporetto combattuta tra il REGIO SERCITO ITALIANO e le forze AUSTRO-UNGARICHE e TEDESCHE.

Leunità italiane, sotto il comando del Generale Armando Diaz che avevasostituito il Generale Cadorna, si riorganizzarono abbastanzavelocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nellasuccessiva prima battaglia del Piave. Le truppe italiane, credute vinte e moralmente distrutte anche daglistessi vertici militari, opposero invece una tenace resistenza permettendo così alla linea difensiva del Piave di continuare aresistere all’offensiva nemica.

Si rialzava quindi la nostra Italia e vinceva, al di là di ognisperanza, la Grande Guerra, conquistando sì, la vittoria deglieserciti che fu però, anche vittoria del popolo, che lavorò e soffrì coi suoi soldati. Il nostro 4 Novembre deve pertanto restare, per sempre, la festa dell’orgoglio di una nazione che non fu messain ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all’ammirazione delmondo.

Da qualche anno questa giornata che ha assunto la denominazione di “Festa dell’unità nazionale e Giornata delle Forze Armate”, vuole sottolineare il valore della Patria, unica e indivisibile. Ad esse, che costituiscono motivo di legittimo orgoglio per il nostro Paese, va il nostro apprezzamento e quello di tutti i cittadini. Una festa per una bandiera che è, e deve restare, l’unica per tutti: il Tricolore.

Custodire la memoria di quanto accaduto in quegli anni diviene quindi unimpegno prioritario. Solo la consapevolezza delle indicibili afflizioni che ogni guerra provoca potrà far maturare in voi giovani generazioni, legittime aspirazioni di pace e dialogo tra i popoli. Ed è con questo intento che a distanza di cento anni si svolgono commemorazioni come questa a cui stiamo partecipando: perché non scenda mai l’oblio sui terribili sacrifici richiesti dal primo conflitto mondiale.

Conflitto a cui seguì una prima grande opera di ricostruzione.

La nostra comunità, che in questi difficilissimi 2 anni, ha dimostrato di saper interpretare al meglio il senso della resilienza, ha scelto di restare in un territorio che molto ha dato, che tutti sappiamo bene molto potrà ancora dare, ma che ha dimostrato in pochissimi secondi di potersi riprendere tutto. Ora, dopo 2 anni, dopo una risposta emotiva, di carattere, siamo chiamati ogni giorno a confermare quella scommessa, avendo capito che il terremoto fa parte ineluttabilmente della nostra vita e che ci dobbiamo attrezzare al meglio perché non ci colga ancora una volta impreparati.

Il Professor Paolucci e la Commissione di indirizzo per l’intervento definitivo di recupero, restauro e ripristino per la Basilica di San Benedetto, hanno voluto fare un regalo alla nostra comunità nel giorno dell’anniversario del terremoto del 30 ottobre 2016. Hanno consegnato le indicazioni per il disciplinare di progetto al MIBAC, facendo proprie le istanze da sempre avanzate dall’ Amministrazione comunale di Norcia a nome di tutta la comunità: la Basilica rinascerà come era e verranno introdotti materiali e tecnologie di ultima generazione.

Un grande messaggio di speranza per il futuro che, spero, tutti vogliate cogliere!

Questa Italia bellissima e sempre più fragile, anche in questi giorni racconta di dissesti e di eventi calamitosi che feriscono ampie porzioni del nostro territorio. Vorremmo che ancora una volta da qui, da Norcia, si levasse l’appello a dotare il Paese di un testo unico per la gestione delle emergenze e della ricostruzione. Sin da subito ma senza mai tirarci indietro, abbiamo compreso e segnalato ripetutamente che sarebbe stato estremamente complesso e faticoso gestire l’emergenza con regole ordinarie ed ordinanze che si susseguono creando un groviglio inestricabile di norme. Non è parimenti accettabile trovarsi ancora a discutere di riapertura della più importante arteria viaria di accesso alla dorsale adriatica, così come di rimozione delle macerie dei beni culturali. Inascoltate finora le nostre pressanti richieste di significativa semplificazione dei processi di istruttoria per il contributo e le autorizzazioni edilizie, di conferimento di macerie private e di strumenti di sostegno alle aziende perché possano tornare ad essere di nuovo competitive nel momento in cui termineranno il percorso della ricostruzione.

Desidero ribadire che una comunità vera, forte, unita, si identifica nel sentimento dei sacrifici che sono stati fatti e di quelli che si è ancora disposti a fare. Essa presuppone un passato ma si lega nel presente con un sentimento tangibile : il desiderio e la speranza di continuare a vivere insieme nel luogo in cui affondano le nostre radici, di cui si condividono la storia, la cultura, le tradizioni.

Se dunque dopo l’esperienza della Grande Guerra, in quegli uomini e donne che avevano condiviso successi e insuccessi, dolori e gioie, germogliava uno dei fattori da cui sviluppare un coscienza comune, questo vorrei potesse accadere nella nostra comunità. Vorrei tutti potessimo sentire forte il dovere di conservare dentro di noi il sentimento di solidarietà, giunto da ogni dove ed espresso nei modi e nei termini più diversi, che ci ha avvolti durante questi durissimi mesi. Vorrei ancora, ragazzi, che voi possiate sentirvi a pieno titolo protagonisti della nostra ricostruzione ed assumere l’impegno di restituire, a chi dovesse trovarsi nelle nostre condizioni, quanto abbiamo ricevuto.

Oggi nell’Italia delle mille crisi e delle mille emergenze, dove ogni speranza sembra costantemente destinata ad essere sostituita dallo sconforto, i trascorsi del dopoguerra sembrano quasi leggenda. Invece è storia. La nostra storia.

Come è ormai tradizione dal 2006, al fine di promuovere il significato e l’importanza dei simboli della nostra Unità Nazionale, consegneremo ai ragazzi residenti nel territorio comunale che nell’arco del 2018 hanno compiuto o compiranno il 18° anno di età, il testo della Costituzione della Repubblica Italiana e la bandiera tricolore dell’Italia in una specie di passaggio ideale di testimone, impegnandoli moralmente a divenirne i più tenaci difensori.

A questi ragazzi, faccio una raccomandazione: è importante conservare, rispettare e salvaguardare questi simboli. In essi è racchiusa tutta la nostra storia, il sacrificio e il dolore dei tanti uomini e donne di cui vi ho detto. Facciamone tesoro e impegniamoci a difenderne il senso civico. Solo assumendoci questa responsabilità potremo dirci dei bravi cittadini, dei veri cittadini italiani. Con il vostro entusiasmo ed amore per la vita, contagiate la nostra comunità, profondete ogni impegno in questo senso, non abbattetevi mai. Norcia ne ha bisogno, l’Italia ne ha bisogno; ora siete grandi. Siatene responsabilmente consapevoli.