Percorsi Turistici
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Alla scoperta delle "Marcite" e degli antichi mulini idraulici
Le “Marcite” di Norcia rappresentano un’area
unica in tutto l’Appennino centro meridionale per le sue
eccezionali caratteristiche naturalistiche e ambientali ma anche
storiche e culturali.
Esempio di delicato ecosistema, esse sono prati perennemente
irrigui, strettamente connessi a fenomeni idrogeologici sotterranei
(una falda acquifera affiora in superficie in una miriade di
rigagnoli).
La peculiarità di questo territorio, dove la temperatura
delle acque affioranti si mantiene attorno agli 11 gradi, è
la singolarissima tonalità di verde che offre la natura,
sia nella stagione gelida che nel corso della secca estiva.
Per queste particolari condizioni, le marcite permettono di
ottenere fino ad una decina di sfalci all'anno di fieno. L'origine
di tali prati marcitoi si fa risalire al V-VI sec. d.C., ai
monaci dell'Ordine di S. Benedetto che, secondo le testimonianze,
hanno dettato i primi sistemi per la realizzazione della rete
dei canali e di chiuse per imbrigliare l'acqua e per consentire
l'allagamento dei prati.
Va dalla patria di S. Benedetto, dunque, l'onore di aver posseduto
le prime marcite che ancora oggi, da quei tempi lontani, costituiscono
l'esempio più tipico di agricoltura intensiva.
Una visita a piedi o in bici alle marcite è della durata
di circa due ore. Si parte dalla chiesetta della “Madonna
di Cascia”, un edificio votivo del XV secolo. Dopo alcune
centinaia di metri, si attraversano i prati ancora coltivati
a “marcite”, dove si riconoscono le “cortinelle”
(tappeti di prato larghi dai 4 ai 12 metri, con una lunghezza
che può arrivare anche a 100 metri, separati da “canaletti”
e delimitati da paratoi in legno conficcati nel terreno).
Più avanti, all’interno di un edificio adibito
a centro di didattica ambientale, alcuni pannelli scritti e
corredati di fotografie raccontano la storia di questi prati).
Si attraversa la passerella sopra il fiume Sordo e si arriva
al mulino idraulico “Cecconi”, recentemente restaurato.
All’interno, dove è ancora funzionante una macina
in pietra, un’esposizione permanente illustra la storia
dei mulini e dei mugnai. Continuando la passeggiata, si incontrano
altri mulini. All’inizio del secolo se ne contavano un
quindicina, ora soltanto quattro sono stati ristrutturati.
Questi mulini, posti lungo i migliori corsi d’acqua, permettevano
ai contadini di macinare biade e grano: andarono in disuso nel
1950 quando ne fu costruito uno a cilindri nei pressi di Serravalle,
anche se l’ultimo mulino ha lavorato fino al 1962.
La visita alle marcite si conclude a Porta Romana, risalendo
la strada tra imponenti salici, canneti, pioppi e cipressi.
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