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Tradizioni-Ricorrenze

Accanto alle Celebrazioni Benedettine e alla Mostra Mercato del Tartufo Nero, il calendario degli appuntamenti nursini si arricchisce di numerose altre proposte, dettate dalla tradizione e dal folklore popolare.
All’inizio dell’anno, una delle manifestazioni più vivaci e colorate è senza dubbio quella delle “Pasquarelle”, i canti in dialetto nursino a suon di organetti, tamburelli e triangoli, attraverso i quali i “Pasquarellari”, andando di casa in casa, annunciano la nascita del Messia.
La tradizione della Pasquarella, che a Norcia si rinnova ogni anno con la composizione di nuovi testi legati all’attualità, rimanda alla tradizione religiosa dell’Epifania, ossia allo svelamento di Cristo alle genti, grazie ai Magi d’Oriente che recano doni al Bambino Gesù. Nelle pasquarelle sono presenti temi religiosi natalizi ed epifanici, narrati con ingenuità e grande fede.

Profonda religiosità e devozione caratterizzano anche la festa del 17 gennaio di Sant’Antonio Abate. L’intercessione del Santo sulle fatiche, la laboriosità del contadino, la benedizione del bestiame, del sale e del grano, sono gli aspetti portanti di questa festa che, dopo la celebrazione della Santa Messa presso il Monastero delle monache benedettine, vede riuniti tutti i pastori della città per la sfilata degli animali e l’asta delle agnelle. In passato veniva organizzato un pranzo aperto a tutti, soprattutto ai poveri, a chi era di passaggio e a chi non aveva la possibilità di assaggiare la carne se non in quella circostanza.

Un’altra ricorrenza, comune di quasi tutti i paesi dell’Umbria, e in particolare di quelli dell’Italia centro meridionale, rappresenta il momento culminante delle iniziative religiose della Settimana Santa: la Processione del Cristo morto. A Norcia, questa sacra rappresentazione è una delle più solenni e austere di tutta la Valnerina e ogni anno richiama migliaia di turisti, forte è la suggestione che scaturisce in chi assiste, credente e non. Originariamente la processione aveva il suo punto aggregante nella chiesa della Madonna degli Angeli. Qui si radunavano le confraternite e da qui prendeva le mosse la liturgia che, accompagnata da possenti cori, scortava per le vie della città la statua del Cristo morto. Negli ultimi venti anni, invece, la processione si è arricchita di proposte di forte incisività e di quella profonda e partecipata drammaticità che impressiona chiunque ha la fortuna di assistere di persona.
Oltre quattrocento figuranti in costumi storici romani ed ebraici, il corteo delle pie donne vestite di nero, i penitenti con le catene ai piedi, la turba al seguito di Gesù nel percorso verso il Calvario, 15 cavalli, i simboli della Passione, le martorelle e i tamburi: tutto crea un’atmosfera di profonda mestizia e drammaticità. Nello scenario delle mura di cinta, intorno alle quali si snoda l’imponente processione, vengono allestiti undici quadri viventi che rievocano alcuni momenti della passione di Cristo (i trenta denari, Gesù nell’orto degli ulivi, Pilato, la disperazione di Giuda, la prima e la seconda caduta, l’incontro con la Veronica, la crocifissione ed infine la deposizione).

Come in pochissime altre località italiane, non si lascia corrodere dal tempo, ma ogni anno si rinnova con crescente entusiasmo, anche l’antica usanza del Piantamaggio o “albero di Maggio”, una delle più folcloristiche tra quelle presenti nel calendario delle manifestazioni che animano la città di Norcia e tutto il suo comprensorio, in particolare la Valle Castoriana, la suggestiva valle che dalla Forca di Ancarano scende fino a Preci.
La cerimonia risale a tempi remotissimi e, nel corso degli anni, ha assunto diversi significati. Prima che cristiana, la festa fu sicuramente pagana, per celebrare i riti di maggio, della fertilità e della primavera. La sera del 30 aprile, alcuni volontari piantano un albero, a sostituzione del “maggio” vecchio, generalmente un pioppo rubato nelle vicinanze, rivaleggiando nella scelta del più imponente in lunghezza. Una volta spogliato della sua corteccia (simbolo di purezza e fertilità), con l’aggiunta di un ramo frondoso (simbolo dello sbocciare dell’amore) e della bandiera italiana (simbolo patriottico) nella parte culminante, l’albero viene piantato nella piazzetta del paese. La serata è vissuta come un momento di allegria e di grande convivialità.

Una festa in onore della natura e della sua bellezza cromatica è invece quella che nel mese di giugno, a seconda dell’andamento climatico della stagione e al prolungarsi dell’inverno, viene celebrata a Castelluccio di Norcia, a oltre 1400 metri di altitudine. La festa è ben conosciuta come “fiorita” o “fioritura”, uno spettacolo unico nel suo genere, in uno scenario altrettanto particolare: il maestoso e sconfinato Pian Grande. Un’esplosione di colori, di tante e delicate specie floristiche (asfodeli, violette, garofanini, narcisi, tulipani selvatici, ranuncoli, papaveri, …), in mille variazioni cromatiche, fa della fiorita una delle manifestazioni naturali più attese da videoamatori, botanici e naturalisti. La festa a Castelluccio rappresenta anche un’occasione per trascorrere una giornata a stretto contatto con la natura, per effettuare escursioni e passeggiate a cavallo, per organizzare picnic e assistere a emozionanti dimostrazioni di volo libero con parapendio e deltaplano.

Tra le altre ricorrenze dell’anno, il calendario nursino annovera, da luglio a settembre, le numerose e variegate proposte dell’Estate Nursina, una rassegna ricreativa destinata ad animare la città con balli, esibizioni musicali, sagre paesane, concerti, spettacoli teatrali, incontri letterari, escursioni organizzate, rievocazioni storiche e intrattenimenti per bambini.

L’anno si chiude generalmente con le iniziative di Norcia città del Natale, inaugurate all’inizio di dicembre (9), dalla tradizione del “Faoni” o “Festa delle Campane”. La festa è un appuntamento di rito nel calendario delle manifestazioni invernali del nursino, forte nel suo significato e nel suo fascino.
Gruppi di volontari affezionati alla tradizione si preparano ogni anno per la sera del 9 dicembre, quando tutta la città e le limitrofe frazioni si illuminano al bagliore di maestose pire di ginepro accese, grandi e suggestivi falò animati dagli stornelli di immancabili organetti e dall’allegria spensierata di persone intorno a qualche inebriante bicchiere di vin brulé, dolci e buon cibo cotto alla brace. L’organizzazione della serata è stata sempre impegnativa e il suo tramandarsi di generazione in generazione è frutto esclusivo della volontà di alcuni gruppi di persone che pur di rivivere momenti cari ai loro genitori e ai loro nonni sacrificano molto del loro tempo per la buona riuscita della serata.
La serata del 9 dicembre è stata da sempre una festa per tutti, una grande festa in attesa della mezzanotte, ora in cui tutte le campane della città si muovono ad annunciare il passaggio della Santa casa della Madonna di Loreto.
Di fatto, il senso della tradizione, per gli abitanti di Norcia e la consuetudine cattolica, sta proprio qui. I fuochi vengono accesi per ricordare ed illuminare il cammino degli angeli che, nel lontano 9 dicembre 1291, essendo la Palestina occupata dagli infedeli, portarono in salvo la casa della Vergine, traslandola miracolosamente fino ad un bosco di lauri, oggi Loreto. Ma quali altri riti si intreccino intorno a questo omaggio affettuoso non è facile dirlo. Ci sono elementi atavici: si va verso i giorni più corti dell’anno e bisogna scongiurare che il buio abbia il sopravvento sulla luce, la notte sul giorno, il gelo sul caldo. Ma c’è anche dell’arcano. Il fuoco non sempre distrugge, purifica anche. E infine elementi spirituali. Il fuoco è il simbolo dell’amore che scende, su Maria e sugli Apostoli nel cenacolo, trasformando i discepoli in predicatori coraggiosi e capaci di farsi intendere da persone provenienti da vari paesi. Simboli e riti, forze della natura e buona volontà, tutto si esalta in questa notte della terra nursina.

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