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Norcia capitale di un territorio da scoprire: viaggio in Valnerina

Il settore sud-orientale dell’Umbria, tra Marche e Lazio, comprende un territorio montuoso che in gran parte coincide con il vasto bacino oroidrografico del fiume Nera, un corso d’acqua che dalle sorgenti situate alle pendici occidentali dei monti Sibillini, scorre per 70 km lungo una valle profondamente incassata tra alte montagne che si stringono a formare le suggestive gole della “Valnerina”.
Questa terra è un paradiso tutto da esplorare, immergendosi nei suoi ritmi cadenzati e nei suoi silenzi, assaporandone la bellezza selvaggia e ripercorrendo i fantastici itinerari della storia e della natura che si intrecciano con quelli del parco nazionale dei Monti Sibillini.
Da Norcia, capitale della Valnerina in quanto capoluogo più grande, si raggiungono facilmente gli altri nove Comuni dell’area.

La città più vicina, a cui si arriva risalendo le valli del Nera e del fiume Corno, è quella di Cascia, terra natale di Santa Rita, la “Santa delle cause impossibili” beatificata da Urbano VIII nel 1682 e santificata da Leone XIII nel 1900. Una visita della città non può prescindere dal moderno Santuario in travertino bianco in cui è conservato il corpo della Santa, eretto a Basilica nel 1955 da Pio XII. Contiguo alla basilica sorge il monastero di Santa Rita abitato dalle suore agostiniane. All’interno, è ancora conservata la “vite miracolosa”, l’oratorio dove Santa Rita ricevette le stimmate nel 1432 e la cella che appartenne per quarant’anni alla Santa. Da vedere sono anche Palazzo Carli (sede della biblioteca e dell’archivio storico), Palazzo Santi (sede del museo comunale), la chiesa di Sant’Antonio Abate (XIV sec.), la chiesa di san Francesco (XV sec), la Collegiata di Santa Maria (chiesa antichissima esistente già dall’856) e la chiesa di Sant’Agostino (XIV sec.) che sovrasta la città in posizione panoramica.

Intorno a Cascia, l’itinerario ritiano conduce i visitatori a Roccaporena dove nel 1381 nacque Santa Rita.
In questa piccola frazione esiste ancora oggi la casa natale della Santa, lo scoglio della preghiera (lo sperone di roccia che domina il paese dove la Santa si ritirava in preghiera), la chiesa di San Montano (dove si celebrarono le nozze tra Rita e Paolo di Ferdinando), la casa maritale, il lazzaretto (dove la Santa operò in favore di ammalati e sofferenti) e l’orto dei miracoli (dove nell’inverno del 1457 nacque una rosa e maturò un fico).

Da Cascia il viaggio può proseguire verso i Comuni di Monteleone di Spoleto e Poggiodomo.
Monteleone sorge in prossimità del confine con la provincia di Rieti.
Di origine antichissima, la città ha un’area archeologica di epoca protovillanoviana. Nel 1902, in località Colle del Capitano, venne ritrovata all’interno di una tomba a tumulo un’antica biga (oggi esposta al Metropolitan Museum di New York) risalente alla metà del IV secolo, periodo di dominazione etrusca.
I monumenti di maggiore rilievo della città sono il complesso di San Francesco (con chiesa e annesso convento del XIV sec, nucleo architettonico e artistico più importante del paese), la chiesa di San Giovanni Battista e la Torre dell’Orologio (antica porta di accesso e l’unico elemento superstite dell’antico castello di Brufa, sulle cui rovine venne edificata la città).

A pochissima distanza da Monteleone, su uno sperone di roccia a quasi mille metri d’altezza, sulle pendici orientali del Monte Coscerno, nell’alta valle del torrente Tissino, sorge il Comune di Poggiodomo. Sorta nel XIII secolo attorno ad un castello, Poggiodomo conserva edifici di grande interesse storico-artistico, tra cui la chiesa di San Pietro (XIV sec.) con interno riccamente affrescato, la chiesa di San Carlo Borromeo (edificio costruito nel 1635 dentro le mura castellane)
Nei dintorni si segnalano la chiesa di San Salvatore di G. B. Bernini nella frazione di Usigni e, a Roccatamburo, l’eremo della Madonna della Stella, eretto dagli agostiniani nel 1308 e abbarbicato su una ripida parete rocciosa, nello splendido paesaggio naturale della Val di Noce.

Molto vicino a Norcia è anche il Comune di Preci, sul versante sinistro della Valle Castoriana, lungo la quale scorre il fiume Campiano.
Nel percorso verso Preci meritano attenzione i castelli e le pievi romaniche tra Ancarano e Campi (di grande interesse la chiesa della Madonna Bianca di Ancarano, la chiesa di Sant’Andrea nel castello di Campi Alto e la chiesa di San Salvatore, appena fuori dall’abitato di Campi Basso).
Tra Campi e Preci si segnala invece la splendida abbazia benedettina di Sant’Eutizio a Piedivalle, sorta in prossimità delle grotte in cui nel V secolo si rifugiarono gli eremiti provenienti dalla Siria.
La chiesa, risalente al 907 ma ampliata nel 1190, si affaccia su due chiostri e è dominata da una campanile secentesco costruito su uno sperone roccioso.
Nel museo dell’abbazia il turista può ammirare i ferri usati nella scuola chirurgica famosa nel XIII secolo. A Preci, oltre al castello, si segnalano la pieve di Santa Maria (edificata nel XIII sec. dai monaci di Sant’Eutizio) e l’ex chiesa di Santa Caterina.

Proseguendo la strada verso Ponte Chiussita e imboccando la statale 209 della Valnerina verso Spoleto, dopo circa un quarto d’ora d’auto da Preci si arriva a Cerreto di Spoleto, posto sulla cima di uno sperone a dominare la Valle del fiume Nera.
Da vedere sono il palazzo comunale e la torre civica, la chiesa di Santa Maria Annunziata, la chiesa e l’ex monastero di San Giacomo con affreschi trecenteschi e quattrocenteschi e la chiesa rinascimentale di Santa Maria Delibera. A Cerreto si trova la sede del Cedrav, il centro per la documentazione e la ricerca antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica umbra.

Da Cerreto il turista può proseguire verso Sellano che sorge in un’area tra le più belle e suggestive della Valnerina e dell’Appennino umbro-marchigiano.

Discendendo invece il Nera, sempre da Cerreto, si arriva a Vallo di Nera, pittoresco borgo adagiato sopra ad un colle sul versante sinistro del fiume. Vallo conserva ancora il vecchio assetto medievale, con la cinta muraria dotata di torri, la forma ellittica, le porte d’accesso e i numerosi vicoli in pietra che attraversano il paese. Oltre al Palazzo Comunale, chi giunge a Vallo non può non visitare la chiesa di Santa Maria, costruita dai francescani nel 1273, la chiesa di San Giovanni Battista (XIII sec.), la chiesa di Santa Caterina e la chiesa di San Rocco (situata fuori le mura del castello).

Da Vallo di Nera a Sant’Anatolia di Narco e Scheggino il passo è breve.
Sant’Anatolia sorge nel mezzo della Valnerina, nel punto in cui la valle si allarga per lasciare spazio alle ampie distese pianeggianti delle Canapine. Come Vallo, Sant’Anatolia si presenta come un antico castello medievale del tipo a pendio, protetto da mura di cinta, torri e porte d’accesso. Al suo interno sono da vedere la chiesa parrocchiale e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Di notevole interesse storico-artistico è invece l’abbazia benedettina dei Santi Felice e Mauro di Narco, in località Castel San Felice. Costruita nel 1190, rappresenta uno splendido esempio di architettura romanica umbra.

Un altro castello triangolare di pendio con cassero e torre di avvistamento è quello di Scheggino. Il turista vi si sofferma per ammirare i resti della cinta muraria, le fonti di Valcasana, dove le acque scorrono tra lecci, roverelle e pini, e la chiesa di San Nicola, le cui origini risalgono al XII secolo.

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