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La Collezione Massenzi

E’ una collezione storico-artistica di inestimabile valore allestita al piano terra della Castellina, senz’altro degna di un museo nazionale, quanto a consistenza di materiali, spessore culturale e interesse archeologico.

Frutto di una generosa donazione fatta al Comune di Norcia dal Cav. Evelino Massenzi, novantanovenne originario della città che ha dato i natali a San Benedetto, la prestigiosa collezione esposta è composta da un centinaio di reperti archeologici inquadrabili tra il VII-VI sec. a.C. e altre opere di età medievale a carattere sacro.
Sedici teche raccontano la storia della ceramografia etrusca dall’epoca orientalizzante all’ellenismo, con l’edizione di pregevoli materiali greci d’importazione.
Anfore in bucchero, vasi attici a figure nere e rosse, skyphos, crateri riccamente decorati.

La “Collezione Massenzi” è un’affascinante miniera di storia e di arte da esplorare ma anche la manifestazione di un gesto straordinario di generosità. L’allestimento espositivo, che al momento mette in mostra 91 degli oltre 300 reperti archeologici donati, permette di ripercorrere la storia della ceramografia etrusca dall’epoca orientalizzante all’ellenismo (VII-II sec. a.C.), affiancando ai reperti etruschi pregevoli materiali greci di importazione.
Il percorso espositivo è quindi insieme cronologico e tipologico, riunendo il materiale per epoca, ma anche per centri di fabbricazione e tipologie (non è purtroppo possibile ricostruire con certezza, se non in pochi casi, le località di provenienza dei reperti, a differenza di quanto realizzato a Norcia nella mostra permanente presso i locali del Criptoportico dove i materiali sono esposti tenendo riuniti i contesti di rinvenimento a seguito del reperimento da scavi stratigrafici).
Dalla ceramica dipinta italo-geometrica in gran parte di provenienza etrusca centro-meridionale, si prosegue con il materiale etrusco-corinzio, la cui produzione, soprattutto vulcente, si ispira a prototipi largamente esportati da Corinto, di cui la Collezione Massenzi conserva un esemplare.
Una grande quantità di reperti è in impasto e in bucchero databili nel VII e VI sec. a.C.: dalle forme più semplici e funzionali alle morfologie più elaborate ed eleganti con decorazioni inizialmente incise o graffite, quindi applicate a cilindretto o a stampo su vasi di bucchero di notevole gusto barocco, prodotti a Chiusi, Orvieto o Vulci nel corso del VI sec. a.C.
Alla ceramica di importazione attica è dedicata l’ultima sala: si tratta di vasi a figure nere e rosse di alto livello qualitativo, accanto a cui si pongono, scendendo nel tempo, stupendi esemplari di skyphoi, crateri e kylikes a figure rosse di manifattura etrusca, di epoca ellenistica.

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