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Il Criptoportico di Porta Ascolana

Tale struttura ospita una delle mostre archeologiche più interessanti di questo territorio: epigrafi, cippi, corredi di tombe appartenenti alla civiltà sabina, monili, vasi, etc. (tutti reperti databili tra il IX sec. a.C. e IV sec. d.C.) rappresentano il ricco patrimonio venuto alla luce in occasione della realizzazione del parcheggio interrato in località Campo Boario, appena fuori Porta Romana, in un’ampia e fertile vallata ai piedi dei Monti Sibillini.

I reperti rinvenuti in occasione dei lavori giubilari hanno testimoniato che quest’area fu frequentata sin da epoche molto antiche, confermando i risultati delle ricerche archeologiche del secolo scorso in località Santa Scolastica.
Gli scavi più recenti hanno però permesso di valutare meglio i modi dell’insediamento stanziale di capanne, le particolarità dei corredi delle tombe e i riti funerari in un periodo compreso tra il IX e il VI sec. a.C., il ruolo chiave di collegamento svolto da questo territorio della Sabina settentrionale tra l’Umbria interna e l’area picena e – in un contesto più allargato – tra popolazioni antiche che si affacciavano da un lato sulla costa tirrenica e dall’altro su quella adriatica.
La raccolta nel lapidario rende fruibile al pubblico parte del patrimonio epigrafico nursino ampiamente diffuso nel territorio, grazie all’esposizione di tredici epigrafi, alcune delle quali di recente recupero.
Il materiale esposto, per lo più inquadrabile in un ambito cronologico compreso tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., risulta nella gran parte riferibile ad ambito funerario, essendo relativo ad elementi architettonici di monumenti quanto a cippi o stele sepolcrali, ad eccezione degli esempi isolati di una base onoraria e di un cippo stradale di IV sec. d.C.
I più bei pezzi della mostra archeologica sono rappresentati dai due cippi dionisiaci del I secolo d.C., rinvenuti nei primi anni ’90 in via Anicia, nella proprietà di Fernando Alemanno. Alti circa 70 cm, con un diametro di 35, i due cippi, destinati al culto, riportano scolpite in bassorilievo scene di musica e di danza. In uno è ritratto Bacco-Dioniso il giovane, nell’altro il mito del re di Tebe Penteo, ucciso dalla madre e dalle Baccanti invase dallo stesso Dioniso.

Non si può quindi fare a meno di sottolineare l’importanza storica della documentazione epigrafica come fonte imprescindibile tanto per la ricostruzione della struttura politica ed istituzionale della città quanto per l’analisi dell’onomastica locale e della compagine sociale.

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