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Celebrazioni del 25 aprile a Norcia

autorità schierate

Il sindaco Stefanelli: “Straordinaria occasione morale per LIBERARSI dalla cattiva politica”

NORCIA – Grande solennità questa mattina a Norcia per la cerimonia della festa della Liberazione. In piazza Vittorio Veneto, dove è stata deposta la corona al monumento dei caduti, alla presenza del consigliere della Regione Umbria Luca Barberini, delle associazioni combattentistiche e d’arma, di numerosi cittadini e turisti e del complesso bandistico “Città di Norcia”, il sindaco Gian Paolo Stefanelli ha voluto ricordare il significato della giornata e ha esortato i presenti a preservare ogni giorno i principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Di seguito il discorso integrale del primo cittadino:

 

“Autorità civili, militari, cittadini tutti, ci ritroviamo anche quest’anno in questa piazza, in occasione del 25 aprile, per fare memoria di un evento che non dobbiamo dimenticare. Oggi ricorre il 68° anniversario della liberazione del nostro Paese dalla dittatura nazifascista e siamo qui principalmente per ricordare quanti hanno dato la loro vita per un bene supremo: quello della libertà e della dignità della vita umana. Ma siamo qui anche per riflettere sul significato del 25 aprile 1945, una data lontana nel tempo, ma più che mai vicina alla coscienza dei cittadini che non vogliono e non possono rinunciare a difendere quei valori che si sono affermati e consolidati da allora: la giustizia, la democrazia, la speranza e l’impegno per la costruzione della convivenza civile e pacifica tra i cittadini e tra i popoli.

 

Ma qual’è e quale deve essere oggi il significato di questa festa? Oggi che la politica sta dando il peggio di sé e i cittadini – compreso il sottoscritto, perché tale sono prima ancora di essere sindaco – viviamo in una situazione di smarrimento, privi – come siamo – di figure e di punti di riferimento, in grado di svolgere il proprio compito istituzionale?

 

La festa di oggi torna a ricordarci i valori verso i quali tutti dovremmo tendere, soprattutto le istituzioni, tutte, nessuna esclusa.

C’è tanto da imparare (oggi più che mai) da quelle figure di donne e uomini che seppero arrivare ad una sintesi alta dei diversi valori che animavano le culture politiche del nostro paese, consacrandoli nel dettato costituzionale. Quelle donne e quegli uomini che sono là a testimoniare che la politica può e deve tornare ad essere una nobile funzione capace di accompagnare la crescita materiale, civile ed etica di una comunità e garantirne la coesione sociale. Sono là ad indicarci una strada ben precisa, che non è quella dell’antipolitica ma piuttosto quella della buona politica. Sono proprio quei padri costituenti – espressioni di diversi orientamenti politici – a ricordarci che le componenti politiche possono tornare ad essere strumenti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale come recita l’art.49 della Costituzione. La Costituzione individua gli elementi fondanti della nostra democrazia: la garanzia dei diritti di libertà, la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche, la rappresentatività del Parlamento, l’indipendenza della magistratura, il principio di legalità. E poi naturalmente il lavoro, quel lavoro che l’articolo 1 pone a fondamento del nostro edificio costituzionale. La dignità del lavoro e del lavoratore, la tutela del lavoratore dal rischio di licenziamenti discriminatori: questi sono valori non negoziabili ai quali la Costituzione si è ispirata e che nessuna riforma dovrà mai cancellare. Ed è proprio il lavoro che manca in una situazione economica e sociale drammatica come quella che stiamo vivendo oggi e che è diventata una vera e propria emergenza per i giovani.

Se vogliamo essere davvero fedeli ai valori del 25 aprile dobbiamo tutti insieme, – istituzioni, imprese, maggiormente i sindacati – lavorare affinché quello del lavoro non sia soltanto un ideale proclamato ma piuttosto una reale opportunità fornita alle giovani generazioni.

 

Questo è un 25 aprile particolare e per certi versi carico di preoccupazioni.

Coincide con una fase acuta della crisi economica e politica più dura dal dopoguerra ad oggi, sia per l’Italia che per il resto d’Europa. Una crisi i cui effetti – sono convinto – non si sono ancora purtroppo manifestati fino in fondo e che rischia di travolgere traguardi e conquiste sociali ed economiche che pensavamo raggiunti una volta per sempre.

 

Questi giorni abbiamo assistito al peggior spettacolo della politica: partiti ormai privi di credibilità hanno dato l’immagine di un Paese malridotto e abbandonato a sé stesso. Sono passati oltre cinquanta giorni dalle elezioni e non sono riusciti a formare un Governo. Divisioni, tradimenti, incapacità e irresponsabilità hanno preso il sopravvento anche sulla rielezione del Presidente della Repubblica, una vicenda davvero sconfortante – per definirla in una sola parola – ma che alla fine si è conclusa meglio del previsto, grazie però al gesto di alta responsabilità istituzionale di una sola persona: quella del Presidente Giorgio Napolitano.

Ora, quello che il Paese si aspetta nei prossimi giorni è che analogo senso di responsabilità ispiri la formazione di un governo autorevole e pienamente operativo per rispondere  immediatamente alle urgentissime problematiche nazionali.

Credo che per affrontare questo terribile momento forse dovremmo ripartire proprio dallo spirito dei nostri costituenti, da quel loro senso di responsabilità, sobrietà, capacità di sacrifici, coscienza civica e senso delle Istituzioni. Ricominciare da quel loro saper sempre anteporre l’interesse generale ed il bene comune agli interessi particolari e personali.

La politica dovrebbe riacquistare quel ruolo culturale e formativo che gli è naturalmente proprio, occupandosi meno di sterili questioni di potere e di controllo e più di costituzione di futuro.

 

E proprio per fare in modo che i principi e gli ideali che sono alla base di questa giornata del 25 aprile conservino intatta nel tempo la loro forza, è necessario poterli trasmettere ai giovani.

Oggi i giovani, per colpe e responsabilità non certamente loro, sentono la politica come qualcosa di lontano ed incomprensibile.

Ecco, io credo che i nostri ragazzi dalla storia della Resistenza possono trarre una lezione fondamentale per recuperare un po’ di quella speranza che è stata loro sottratta: e cioè che la politica, quando è animata da valori forti, quando si traduce in scelta di campo autentica e disinteressata, allora diventa qualcosa di molto diverso del chiacchiericcio televisivo; diventa qualcosa per la quale vale la pena spendere la propria vita; diventa uno strumento, forse il più importante che abbiamo, per tentare di risolvere i problemi delle persone. Ed è attraverso questa leva che possiamo costruire un mondo migliore ed un futuro diverso.

 

E concludo con un auspicio.

Il 25 aprile possa rappresentare, soprattutto quest’anno, una straordinaria occasione morale per LIBERARSI dalla cattiva politica, un’occasione per uscire dal vuoto politico e ideale in cui è piombato il nostro Paese!

Solo se si riuscirà in questa impresa, potremo celebrare questa ricorrenza nel suo significato più vero e profondo!”

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