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“Alla scuola di Benedetto per l’edificazione di una società degna dell’uomo e di Dio”

Corteo 1

Nei giorni dei festeggiamenti benedettini il richiamo all’umiltà, alla gratuità e alla condivisione

NORCIA – Nei giorni delle solenni celebrazioni benedettine, che ieri pomeriggio (20) e questa mattina (21) hanno avuto i loro momenti clou, con il ritorno a Norcia della Fiaccola “Pro Pace et Europa una” proveniente da Parigi e con la sfilata del Corteo storico, personalità religiose, civili e militari si sono ritrovate come ogni anno nella città natale del Santo Patrono d’Europa per raccontarne e ricordarne l’esaltante e straordinaria esperienza di vita e spiritualità, “cemento per l’Europa e per il suo cammino storico”, come l’ha definita l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo nella sua omelia di questa mattina. A fare gli onori di casa è stato, insieme all’arcivescovo e al priore del monatesro benedettino Padre Cassian Folsom, il sindaco di Norcia Gian Paolo Stefanelli. Tra le numerose autorità intervenute si segnalano invece il presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria Eros Brega, l’assessore regionale Fernanda Cecchini, l’assessore provinciale Donatella Porzi, una delegazione della città gemellata di Ottobeuren guidata dal sindaco Bernd Schafer, cavalieri dell’Ordine di Malta, sindaci della Valnerina e non solo, militari di tutte le forze dell’ordine. Da tutti è stata condivisa la necessità di ritornare alla figura e all’insegnamento del Santo di Norcia, soprattutto in questo momento di grande incertezza economica e morale. “Quest’anno la Fiaccola benedettina, divenuta nel tempo simbolo del dialogo internazionale e della solidarietà tra i popoli – ha ricordato il sindaco Stefanelli subito dopo l’arrivo della simbolica fiammella – ha assunto un significato strategico: esprimere la luce che dall’Italia e dai luoghi di San Benedetto ha irradiato nei secoli l’Europa, trasmettendo ad essa il messaggio che un futuro teso al progresso e all’innovazione può affermarsi solo attraverso la sussidiarietà dei popoli, delle Nazioni e delle classi sociali, riscoprendo una morale pubblica coniugata ad un’etica politica. L’eredità lasciata da San Benedetto è indelebile e deve servirci da monito affinché sempre ogni singolo cittadino delle nostre Comunità senta il dovere di essere a sua volta messaggero di pace e costruttore di speranza. La voce di Benedetto – ha proseguito – parla ai nostri cuori e ripartire dalla sua opera luminosa significa recuperare una forte unità spirituale, culturale e d’identità, unico e prezioso strumento capace di farci superare i momenti di difficoltà che i nostri Paesi stanno attraversando”. “L’umile segno del­la Fiaccola a Parigi – ha sottolineato l’arcivescovo Boccardo ha voluto ricordare e pro­por­re a tutti il mes­sag­gio sempre attuale del grande Santo di Nor­cia. La sua figura luminosa e straordinaria, infatti, continua ad esercitare un grande fascino, sia per la sua coraggiosa e chia­ra testimonianza di fedeltà a Cristo, sia per la sua profonda cono­scen­za dell’a­nimo umano. Per questo guardiamo a lui non so­lo come ad un protettore, ma anche come ad un educatore, nella con­­sapevolezza che il suo messaggio spirituale è capace di of­fri­re ancora un’indi­ca­zione di rotta, per evitare che il grande pro­cesso di unificazione europea si realizzi all’insegna di un prag­ma­tismo pri­vo di anima. Anche oggi abbiamo bisogno di uomini come Bene­det­to il quale, in un tempo di dissipazione e di deca­denza non così diverso dal no­stro, seppe ricercare e trovare la via della verità e del­la sa­pien­za e raccogliere attorno a sé le for­ze dalle qua­li si formò un mon­do nuo­vo”. La strada che siamo chiamati a percorrere per l’edificazione di una società degna dell’uomo e di Dio è allora quella mostrata dalla “scuola di San Benedetto”, una scuola fondata sui valori dell’umiltà, della gra­­tuità, della ri­nun­cia a se stessi e della dedizione agli altri. “Ce lo ha ricordato autorevolmente avanti ieri Papa Francesco – ha ricordato l’arcivescovo Boccardo nella sua omelia – quan­do ha affermato: ‘Ri­cor­diamo che l’odio, l’invidia, la super­bia sporcano la vita! Dobbia­mo vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è pro­prio da lì che escono le intenzioni buo­ne e cat­tive: quelle che co­strui­scono e quelle che distrug­go­no! Non dob­bia­mo avere paura del­la bontà, anzi neanche della tenerezza!’”.

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