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Sabato la presentazione de “L’ultima Sibilla”

Poderoso volume dell’antropologa Maria Luciana Buseghin

NORCIA – Sabato 24 novembre, alle ore 10, presso il palazzo comunale sarà presentato il volume “L’ultima SibillaAntiche divinazioni, viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’Appennino umbro-marchigiano”, opera dell’antropologa Maria Luciana Buseghin, con il contributo di Giancarlo Gaggiotti. Con questa presentazione, cui prenderà parte la stessa autrice, il sindaco Gian Paolo Stefanelli, l’assessore alla cultura Franco Mirri, gli storici e studiosi Romano Cordella e Mario Polia, inizierà il “tour sibillino” che proseguirà per Gubbio, Foligno, Ascoli Piceno, Montemonaco, Todi, Terni, Perugia, Macerata, Torgiano. Ciascuna tappa sarà anche l’occasione per discutere un aspetto particolare del libro e le diverse tematiche  relative alla figura della Sibilla. Com’è avvenuto il passaggio dalla Sibilla antica a quella medievale? Perché questa profetessa è divenuta col tempo una demoniaca maga seduttrice, contornata da fate-ancelle? Perché la sua figura contiene due immagini di donna, la seduttrice e la salvatrice? Come si è trasmesso il modello femminile sotteso alla Sibilla e che relazioni ha col mondo in cui vive ancora oggi, grazie alla recente “riscoperta” del mito sibillino? E ancora: cosa ne hanno pensato i pastori dei Sibillini, i letterati, gli artisti, gli studiosi d’Italia e d’Europa dal XIV al XX secolo? Chi sono questi personaggi e perché sono stati attratti dal mito sibillino? A tutti questi interrogativi risponde questo poderoso, sistematico, “definitivo” saggio dell’antropologa culturale Maria Luciana Buseghin, arricchito dalle finestre etimologiche di Giancarlo Gaggiotti che aiutano a capire, grazie all’analisi linguistica, le vicende lontane e vicine di questa complessa figura, protagonista al femminile – in tutti i sensi – del mondo magico mediterraneo.

 

 

La letteratura sul mito della sibilla appenninica e sulle sue origini è vasta e diversificata; mancava tuttavia, sino ad oggi, una monografia sistematica su questo tema tanto straordinario e fecondo quanto multiforme e sfaccettato, che raccogliesse in un unico titolo di riferimento tutte le linee culturali di ricerca. Il risultato di questo lavoro è scaturito dalla necessità, avvertita esplicitamente dall’autrice, di fare il punto della situazione, dando conto dello stato degli studi ultracentenari, raccontando le storie più suggestive tratte dalla tradizione popolare, ricercando le radici del mito sibillino appenninico e aprendo a possibili ipotesi sulla sua tenace sopravvivenza. La figura della Sibilla appenninica, giunta attraverso numerose metamorfosi fino a noi, origina nel mondo antico, fondendo elementi e influenze sia italiche che greco-romane. Su questa base si stratificano successivamente gli apporti giudaico-cristiani, medievali e rinascimentali (con tutto il loro bagaglio di tradizioni carolinge e bretoni, cortesi e cavalleresche, spirituali e mistico-religiose) specialmente così come si sono espresse nella letteratura, romanza ed epica, e nel folclore. Il modello di riferimento del mito della Sibilla appenninica è quello delineato soprattutto nel romanzo di andrea da Barberino e nel resoconto investigativo-letterario di Antoine de la Sale, entrambi del XV secolo.

In questo volume troviamo una chiave, possibile e inedita, per interpretare il mito sibillino appenninico: quella legata alla valorizzazione dell’arcaico mito dell’orsa, narrato da un anonimo studioso conosciuto come Minorita norcino, il cui testo attendeva da oltre due secoli di essere letto e interpretato sul piano storico-antropologico proprio in relazione alla nostra sibilla che tante, troppe volte è stata messa in rapporto solo con altre pur importanti divinità greco-romane. Qui, invece, siamo di fronte a un’ipotesi di connessione con il mondo religioso arcaico locale, con quello degli antichi umbri quale emerge dalle celebri tavole bronzee di Gubbio, note come tavole eugubine o iguvine, che costituiscono il più importante documento civico-religioso dell’antichità classica occidentale. ebbene, tra il rituale della dea orsa e alcuni passi delle tavole iguvine spiccano delle coincidenze a dir poco sorprendenti, tanto da far pensare che il Minorita fosse in qualche modo a conoscenza dell’antichissima religione degli umbri; i canti e le danze di orsa, l’uso cultuale del fuoco, dei profumi, di strumenti rituali e altro ancora riportano in modo straordinario ad alcune cerimonie umbre, come la hondia o “Festa della terra”, o le sestentasie, feste che culminano nella costruzione di un carro rituale e nel trasporto di tre simulacri nei quali Giancarlo Gaggiotti, esperto in culture e lingue dell’Italia antica, in una delle sue finestre etimologiche che arricchiscono il volume della Buseghin intravede e propone per la prima volta in assoluto una possibile chiave ricostruttiva e interpretativa dei famosi Ceri di Gubbio. Ma tanti altri ancora sono i legami rintracciabili con le culture arcaiche dell’italia, prima fra tutte quella umbra e quelle di derivazione umbra, come la sabina, ricordando che proprio un re sabino, Numa Pompilio, istituì in Roma il collegio delle Vestali che tanto ricordano le vergini di Orsa o quelle di Artemide Brauronia. A proposito delle finestre etimologiche, il contributo di Giancarlo Gaggiotti si inserisce quasi spontaneamente nella ricerca di Maria Luciana Buseghin, della quale approfondisce alcuni aspetti dal punto di vista linguistico, ricostruendo con rigore scientifico i contesti culturali e restituendo l’origine di tutta una serie di parole-storie, portando così il lettore ad immergersi “dentro le parole” per capirne il significato più intimo e primigenio; la legenda in bandella ne agevola la lettura.

A conclusione del ponderoso volume il lettore può trovare un ampio apparato integrativo composto dalla vasta Bibliografia generale, dalle Fonti e dalle Finestre etimologiche, indispensabili per la vastità dell’argomento. Tra un capitolo e l’altro, quasi per alleggerire e far riposare la vista, una serie di immagini legate ai temi trattati nel volume e, infine, un’appendice iconografica in cui il lettore può ammirare alcune delle affascinanti sibille di cui si racconta. La selezione necessaria tra le innumerevoli raffigurazioni di sibille antiche e moderne, ha portato gli autori a privilegiare le dimoranti in terre umbro-marchigiane, con la sola eccezione di quelle, inedite e straordinarie, di scuola veneta del XVI secolo e della Sibilla sognante e coronata di stelle della scultrice Cordelia von den Steinen, che ha iniziato la sua serie di sibille proprio per la suggestione creata dai racconti dell’autrice che stava lavorando a questo volume.

 

 

Maria Luciana Buseghin

Livornese di nascita, vive e lavora da anni in Umbria con i gatti Alice e Leopoldo, dopo aver trascorso parecchi anni in Emilia-Romagna e Toscana, dove si è laureta a Firenze in Scienze Umane sotto la direzione di Tullio Seppilli. Antropologa culturale, esperta di arti applicate, soprattutto tessili, svolge attività scientifica e didattica in diversi ambiti: dall’artigianato artistico, alla moda e costume, alla gastronomia, campi considerati e indagati lungo l’arco del loro sviluppo storico ed attuale. Ha collaborato e diretto la progettazione e realizzazione di mostre e di raccolte pubbliche e private, tra cui la Collezione Arnaldo Caprai (Foligno) tra 1984 e 1987 e il museo-bottega di “Tela Umbra. Lini tessuti a mano dal 1908” (Città di Castello), tra 1991 e 1998.

Collabora ad associazioni e riviste, ma soprattutto scrive libri. Tra questi: Buon vino, favola lunga. Vite e vino nei proverbi delle regioni italiane, Perugia, Electa-EUA, 1992; La tessitura e il ricamo, Perugia, Electa-EUA (co-curatori: V. Fagone, B. Toscano, T. Seppilli), 1992; Alice e la tela delle meraviglie, Città di Castello, Tela Umbra (edito in inglese e italiano), 1998; Cara Marietta….Lettere di Alice Hallgarten Franchetti (1901-1911), Tela Umbra. Lini tessuti a mano dal 1908”, Città di Castello, 2002; Le ricette degli Angeli Nieri Mongalli. Cucina e stile di vita in una famiglia signorile nell’Italia del ‘900, Editrice La Rocca Marsciano, 2008 (edizione inglese, 2009); La cucina di Bevagna. Cibo e stagionalità nelle ricette di tradizione familiare, Introduzione storica e didascalie di Marta Gaburri, Editrice La Rocca, Marsciano, 2011.

 

Giancarlo Gaggiotti

Nato a Gubbio nel 1952 e laureato con Tullio Seppilli nel 1976, è autore di pubblicazioni di carattere antropologico e linguistico. Tra di esse, Il lupo di san Francesco era un lupo? Rivisitazione di una parola (Savona, 1978); Dove l’anno è un giorno. Un capitano, una città, un mondo (Perugia,1988); Cupra e la Madonna. La Grande Madre dal paleolitico ad oggi (conferenza, Fossato di Vico 2001); Sulle orme degli antichi Umbri (Gubbio, 2001, con disegni di Andrea Calisi); Çesna. A tavola con gli dei e Piccolo dizionario gastronomico antico Umbro – Italiano / Italiano – antico Umbro (Gubbio, 2001, in Dalle Tavole Eugubine… in tavola, con Augusto Ancillotti et alii); Carlo Spiridione Mariotti e la Perugia del Settecento (Fabbri, Perugia, 2011, e-book comprendente il cortometraggio Cara Eleonora mia…); i tre saggi Ahatrepursatu. La danza a ritmo ternario fra saturnio e saltarello, Perché proprio l’upupa (…), e Nomi e fogge dei capi di abbigliamento nell’Italia antica, sono in corso di stampa in Ombrikà, rivista dell’Irdau (Istituto di Ricerche e Documentazione sugli Antichi Umbri, già diretto dall’autore).

 

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