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A Norcia scoperta la necropoli più grande dell’area Sabina

Se ne parlerà nel corso di una conferenza, fissata per sabato 13, alle 17, presso il Museo della Castellina

NORCIA – Su iniziativa dell’associazione culturale “Archeonursia”, nel cartellone “Eventi d’estate a Norcia e dintorni” è stata inserita anche una conferenza di presentazione degli ultimi ritrovamenti archeologici effettuati nel capoluogo, più precisamente in località Opaco, durante gli scavi per l’ampliamento di uno stabilimento caseario. All’incontro, patrocinato dal Comune di Norcia, dal Circuito museale nursino e dalla Soprintendenza per i beni archeologici per l’Umbria, interverranno tutti gli archeologi che hanno seguito i lavori. Dopo i saluti del sindaco Gian Paolo Stefanelli, della presidente di Archeonursia Anna Rita Bucchi e della direttrice del Circuito museale Maria Angela Turchetti, la dottoressa Liliana Costamagna della Soprintendenza introdurrà i lavori puntando l’attenzione sui problemi scientifici e di tutela della necropoli di Norcia. L’archeologo Luca Donnini interverrà quindi sul tema dell’immagine antica delle necropoli mentre l’antropologo Fabio Giovannini illustrerà l’evolversi dell’immagine delle diverse genti a Norcia, attraverso i secoli, partendo dall’analisi e dalla descrizione dei resti scheletrici. L’archeologa Chiara Procacci illustrerà le caratteristiche della “tomba con cinturone” nel panorama dei cinturoni arcaici nel centro Italia, mentre l’archeologa Alessia Anzani si soffermerà maggiormente sulle tombe di età ellenistica e sullo scavo della  tomba 173. I lavori saranno conclusi dall’archeologo Massimiliano Gasperini, che parlerà delle deposizioni neonatali ed infantili. “I ritrovamenti di questi ultimi due anni – anticipa la dottoressa Anzani – ci hanno permesso di conoscere la necropoli più grande dell’area Sabina, a testimonianza della presenza in questo luogo di una popolazione numerosa e benestante. Sono state rinvenute 350 tombe, che vanno ad unirsi alle 103 scoperte in occasione dello scavo per la realizzazione del primo caseificio. La loro tipologia – prosegue – è molto varia, soprattutto in relazione alla loro datazione, che va dal VII secolo a.C. al IV d.C., dal periodo arcaico all’alto imperiale. A queste si aggiungono anche forme di sepoltura anomale. Le tombe di età ellenistica, di struttura molto pregiata, rappresentano tuttavia la fase più consistente. Fiore all’occhiello è la tomba 173, ritrovamento assolutamente singolare nell’area appenninica centrale per le sue importanti dimensioni di due metri per oltre quattro”. Alla luce di queste rilevanti scoperte, l’approfondimento degli studi sul territorio attraverso la codificazione di tutti gli elementi emersi, risulta pertanto essere quanto mai necessario. “E’ urgente – conclude l’archeologa Anzani – poter studiare scientificamente tutte le informazioni acquisite nel corso degli scavi, con trattamenti di analisi dei reperti, recupero, archiviazione e classificazione degli stessi, ai fini di una loro esposizione e della redazione di una pubblicazione che attesti Norcia, quale giusto e meritato riconoscimento, tra le zone archeologicamente più importanti ed interessanti d’Italia”.

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